18 May

Apriamo le porte alla nostra sede

Guardare in avanti, oltre l’orizzonte, ripartendo insieme con nuovi traguardi e nuove sfide. Questo fa parte della nostra storia. Un esempio? La realizzazione della nostra sede. I nuovi scatti fotografici sono stati un’occasione per riguardare un percorso fatto e ridarsi nuovi obiettivi. Sono passati dodici anni e tuttora dominano essenzialità, rigore geometrico, funzionalità, luce, trasparenza e comfort. Un luogo piacevole. Ma come è nato tutto? Lo abbiamo chiesto all’arch. Stefano Matteoni e all’ing Franco Casalboni.

 

Guarda il video con le immagini della nostra sede  Immagini fotografiche: ©Federico Galli fotografiadicantiere.it

 

 

 

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Arch. Matteoni, può raccontarci come è nato questo progetto? Qual è la sua storia?

La storia di questo progetto è legata indissolubilmente alla storia di Polistudio. È una società di ingegneria nata grazie ad alcuni professionisti che nel 1972 si sono messi insieme. Poi negli anni ‘80 si sono aggiunte nuove leve, giovani che sono arrivati a dar man forte alla struttura tecnica di Polistudio. Dal 1972 al 2006 abbiamo cambiato quattro sedi e ogni volta cercando di adeguare gli spazi che riuscivamo a ritrovare e modellando la struttura sulla base delle disponibilità che il mercato ci offriva in termini di spazi fisici, in cui esercitare la nostra attività professionale.

Il sogno dei soci era quello di avere una sede adeguata e che fosse, da un lato la macchina produttiva per le nostre attività e dall’altro un biglietto da visita importante, in cui i nostri interlocutori potessero incontrare la realtà tutta di Polistudio.

Attorno agli anni 2003-2004 si è chiarita un po’ di più questa idea. L’occasione di una proposta di un cliente ci ha permesso di focalizzare la nostra attenzione su quest’area che è stata scelta e destinata alla sede di Polistudio. Un’opportunità che il comune di Riccione ci ha dato, grazie ad un permesso in deroga su quest’area al confine nord di Riccione. Un luogo ideale per noi, dato che in quel periodo il nostro mercato lavorativo era per lo più incentrato su interventi riccionesi e riminesi. Dopo aver preso tale decisione il progetto è venuto fuori immediatamente, l’idea iniziale, cioè, si è trasformata in una chiara forma progettuale.

Dopo dodici anni, possiamo affermare che quest’area ha risposto egregiamente alle esigenze di Polistudio.

 

 

Quali gli obiettivi iniziali?

Gli obiettivi iniziali erano principalmente due: il primo che i vari settori di Polistudio potessero trovare una sede adeguata a poter svolgere in profondità la propria attività, il secondo era quello di avere spazi di lavoro comuni, in cui l’interdisciplinarità propria del nostro mestiere potesse trovare un’adeguata risposta in termini di spazi fisici, di possibilità di sviluppare interrelazioni e di creazione comune.

Ci furono lunghe discussioni fra i soci sulla individuazione di un’efficace immagine organizzativa. C’erano sostanzialmente due visioni, o continuare a lavorare in stanze separate o avere un grosso open space, in cui lavorare in maniera comune.

Si giunse alla classica via di mezzo: grandi spazi, in cui i settori avessero la possibilità di organizzare gli open space interni e grandi spazi di relazione comune, in cui i settori di progettazione avessero la possibilità di incrociare le loro opere e relazioni, di potersi incontrare e mettere a sistema le varie competenze che Polistudio aveva generato e riconosciuto.

Di fatto è stata realizzata una struttura a corpo quintuplo, come si dice nell’edilizia ospedaliera, una sintesi tra le esigenze che Polistudio manifestava e le capacità edificatorie che il lotto proponeva. E’ nata una struttura caratterizzata da due assi di percorrenza, con un corpo centrale destinato alle sale riunioni e con la possibilità di avere spazi comuni per il lavoro.

Hanno giocato come sempre un ruolo determinante la situazione dei vincoli e la situazione della potenzialità che l’area stessa esprimeva. Ad esempio, per via dei vincoli aeroportuali non potevamo crescere in altezza. Il vincolo è diventato un’opportunità per sviluppare il progetto orizzontalmente e linearmente. Fino ad ora la struttura si è prestata abbastanza bene anche alle evoluzioni di mercato, a cui Polistudio ha dovuto fare fronte, nel senso che dai 1300 m² destinati alle attività di Polistudio, per un certo periodo si è passati agli 800 m², per poter tornare ora alle dimensioni originali dell’intera occupazione del piano terra.

 

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Quali strategie e quali strumenti utilizzati per un valore aggiunto architettonico?

Il processo di progettazione è sempre molto complesso, perché deve mediare e tener conto di una serie di fattori, tra cui i desideri del cliente (Polistudio, anche se ne facevo parte, era a tutti gli effetti un mio cliente); gli elementi normativi; le possibilità economiche.

Il valore aggiunto architettonico è stato ottenuto, cercando di utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia in quel momento metteva a nostra disposizione, in modo da ottimizzare le risorse economiche in funzione del risultato che si voleva ottenere.

Abbiamo scelto di utilizzare una struttura prefabbricata, in modo tale da poter sostenere l’intervento in maniera economicamente raggiungibile. Non volevamo che apparisse un capannone artigianale e per questo lo abbiamo modellato al fine di ottenere, invece, una struttura che dal punto di vista architettonico manifestasse una gradevolezza, una piacevolezza, un rapporto con l’ambiente, con la natura, … Un luogo, insomma, che potesse permetterci di lavorare bene, in serenità, a contatto con il sole, l’aria, la luce e il verde circostante.

Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto, perché alla fine quello che poteva essere una struttura di tipo industriale, di tipo artigianale, è diventata, invece, un edificio estremamente aperto e capace di godere della posizione e dell’ambiente naturale, all’interno del quale siamo collocati. Sono orgoglioso della creazione di una collina verde che entra nella struttura fisica in cui quotidianamente lavoriamo. Credo che dai nostri uffici sia possibile godere dei migliori tramonti dell’ambiente che ci circonda e della visione di una situazione verde che fronteggia il rio Marano, tanto che ci sembra di lavorare in aperta campagna, pur essendo all’interno della struttura urbana riccionese.

 

Si può parlare di una visione dinamica dell’edificio?

Direi di sì. È stato progettato proprio con questo intento, un edificio di servizi destinato a studi professionali e ad attività professionali. In questi anni abbiamo notato che l’edificio si presta bene a variazioni di commercializzazione.

La struttura complessiva è di circa 2300 m² e Polistudio occupa più della metà dello spazio. Nell’area restante sono presenti altri servizi e attività direzionali.

Mi sembra, dunque, che la struttura abbia la possibilità di adattarsi bene. È impostata su due piani (con un grande sviluppo del piano terra), gode di una serie di ingressi anche separati con la possibilità di inserire strutture senza andare a modificare completamente la distribuzione funzionale dell’edificio intero.

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In questo edificio dominano essenzialità, rigore geometrico, funzionalità, luce, trasparenza e comfort. Può approfondire questo aspetto?

In fase di studio abbiamo posto a tema la necessità di avere ambienti estremamente illuminati. Infatti, il nostro lavoro - soprattutto per quanto riguarda l’aspetto architettonico - ha bisogno di avere un rapporto con la natura costante. L’individuazione delle facciate come elementi, attraverso le quali l’esterno poteva diventare parte predominante del benessere ambientale, è stato uno dei punti di ricerca fondamentali ed importanti.

Tutto questo ha significato andare a fare tesoro delle conoscenze tecniche relative all’impostazione planimetrica del lotto, per orientare l’edificio in modo da sfruttare al massimo il fattore di luce diurna, senza per questo soffrire di un soleggiamento eccessivo. A questo proposito è stato fatto uno studio particolarmente importante delle vetrate, con la scelta di vetri particolari che abbiano la possibilità di mediare il flusso di luce e di calore immessi.

I nostri colleghi impiantisti hanno fatto un ottimo lavoro dal punto di vista della gestione e del trattamento dell’aria, sia per quanto riguarda la climatizzazione estiva che per quanto riguarda il riscaldamento invernale. Il nostro è un edificio dotato di ricambi d’aria meccanizzati, in modo tale che sia possibile regolare i flussi dell’aria immessa, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche esterne.

C’è stato uno studio importante degli impiantisti. Franco ti potrà parlare anche del solar cooling, stiamo facendo il freddo attraverso il calore del sole, un esperimento che è stato fatto sulla nostra pelle.

 

Ing. Casalboni, può spiegarci il funzionamento del solar cooling?

Per solar cooling si intende un impianto in grado di produrre acqua refrigerata per la climatizzazione estiva sfruttando il calore del sole. L’impianto funziona in questo modo: la radiazione solare viene captata da collettori solari (che possono essere sottovuoto oppure di tipo parabolico; quelli piani tradizionali non si prestano) in grado di portare l’acqua anche a 100-110 gradi (anche a temperature superiori con i collettori parabolici) accumulando calore in dei serbatoi di acqua calda ad alta temperatura.

Questa viene inviata ad una macchina che si chiama assorbitore, all’interno del quale c’è una miscela (in genere bromuro di litio) che compie un ciclo frigorifero, sfruttando appunto in ingresso quest’acqua a temperatura superiore a 85 gradi. L’assorbitore produce acqua refrigerata a 7 gradi e smaltisce il calore in eccesso su una torre evaporativa. L’impianto realizzato presso gli uffici del Polistudio ha una potenza frigorifera di 35 kw (il campo solare ha una potenza di circa 70 kW) che fornisce lo zoccolo duro di energia frigorifera per la climatizzazione dei locali; quella che manca viene integrata con chiller tradizionale aria-acqua.

L’impianto è in funzione dal 2007 ed è stato monitorato soprattutto nei primi anni di funzionamento (vedi immagini). Abbiamo visto che nei mesi estivi il sistema permette un significativo risparmio di energia elettrica.

Un impianto innovativo in Italia e direi l’unico a Rimini. Lo abbiamo installato per poterlo testare e per proporlo ai nostri clienti.

 

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