17 Sep

L'orientamento ottimale di un edificio: meglio una casa esposta ad Est e Ovest o a Nord e Sud?

Quali fattori bisogna prendere in considerazione per orientare al meglio il proprio edificio?

di ing. Franco Casalboni

 

Articolo pubblicato su Ingenio-web

Il tema di quale sia l’orientamento ottimale per un edificio è da tempo al centro di molti dibattiti e studi in quanto dalla scelta dell’orientamento dipendono il comfort degli occupanti e i consumi energetici per riscaldamento e climatizzazione estiva.

 

Due linee di pensiero

Ci sono scuole di pensiero che indicano nell’orientamento N-S (cioè con i lati maggiori esposti ad EST e ad Ovest) come il migliore, mentre altre ritengono che sia da preferire l’orientamento E-O (cioè con i lati maggiori esposti rispettivamente a NORD e a SUD). I due orientamenti sopra indicati sono esattamente l’uno l’opposto dell’altro (ovviamente ci sono poi le situazioni intermedie) e qualcuno si chiederà come sia possibile che nemmeno su questo ci si riesca a mettere d’accordo.

Questa breve nota non ha certamente la pretesa di dirimere la questione dicendo una parola ultimativa ma vuole semplicemente porre all’attenzione alcuni fattori che possono essere da guida laddove ci sia la possibilità di effettuare tale scelta (tante volte non c’è questa facoltà).

 

Vari fattori

Come prima cosa occorre avere presente quali soni i fattori che caratterizzano le varie esposizioni.

NORD: non c’è mai il sole, la luce è sempre uniforme, esposizione a venti freddi in inverno.

EST: sole al mattino, piacevole in primavera/estate, freddo in autunno/inverno.

SUD: sole basso nelle ore centrali invernali, allo zenit in estate per cui ci si protegge facilmente dalla radiazione solare diretta con aggetti poco profondi.

OVEST: forte soleggiamento al pomeriggio, in ombra tutta la mattina.

 

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Soluzioni fino agli inizi del 2000

Fino agli inizi degli anni duemila ci si è preoccupati fondamentalmente di limitare i consumi energetici per il riscaldamento invernale, fattore ritenuto tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. Si suggeriva pertanto di preferire soluzioni che favorissero l’utilizzo dei cosiddetti “guadagni solari”, soluzioni cioè che permettessero al sole di riscaldare gli edifici nella stagione invernale o entrando attraverso le superfici vetrate o accumulando calore su pareti perimetrali che avrebbero poi rilasciato di notte all’interno degli ambienti il calore accumulato di giorno.

L’evolversi della normativa ha fatto sì che i nuovi edifici avessero un livello di coibentazione tale da ridurre di molto il fabbisogno di riscaldamento facendo per contro aumentare la spesa energetica per la climatizzazione. Infatti, un edificio molto coibentato, se da una parte disperde poco calore verso l’esterno in inverno e ne fa entrare poco in estate, dall’altra costituisce un ostacolo allo smaltimento del calore endogeno, quello cioè prodotto all’interno da persone, illuminazione e apparati elettrici. Questo fatto ha quindi sgretolato la granitica certezza, in voga fino ad alcuni fa, che l’orientamento ottimale fosse sempre quello E-O. Ci si è resi conto che occorre guardare il comportamento dell’edificio lungo tutto l’anno solare e non solo in inverno e questo ha portato a valutazioni diverse rispetto al passato.

 

 

Valutazioni diverse

Oggi il tema va affrontato tenendo conto di molti più fattori, dei quali i principali sono:

  • La destinazione dell’edificio
  • Il tipo di attività che vi si svolge ed i profili orari di funzionamento
  • La zona climatica in cui si trova

 

Destinazione dell’edificio

Vediamo il caso di edifici con destinazione a civile residenza. In questo caso di notte non ci sono attività per cui ha ancora senso privilegiare un orientamento E-O con i lati maggiori esposti a Nord ed a Sud cercando di collocare a Nord bagni, scale, corridoi, vani tecnici e, perché no, le camere da letto mentre a sud vi saranno cucine, soggiorni e studi. In questo modo in inverno si sfrutta il sole basso permettendogli di entrare attraverso i vetri, e la luce piatta e omogenea che si ha a Nord interesserà locali che non vengono vissuti di giorno. Il forte irraggiamento delle esposizioni EST ed OVEST avrà effetti molto modesti sul surriscaldamento estivo degli edifici.

Nel caso invece di un edificio ad uso terziario, è senz’altro da preferire l’orientamento N-S e quindi con i lati maggiori esposti ad Est e ad Ovest. Questi edifici sono occupati durante la giornata e vuoti la sera per cui occorre sfruttare il più possibile l’illuminazione naturale per ridurre i consumi energetici dovuti alle lampade accese; saranno quindi da preferire grandi superfici vetrate a condizione che siano presenti schermi solari esterni tali da proteggere gli ambienti dalla radiazione solare diretta. Con le prestazioni termiche che hanno i vetri di oggi, superfici vetrate ampie non sono un problema in inverno, in quanto, a regime, quasi sempre il calore prodotto all’interno supera le dispersioni termiche dell’involucro e per contro in tutte le stagioni permettono di notte lo smaltimento del calore in eccesso prodotto all’interno degli edifici.

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Tipo di attività

Per quanto concerne il tipo di attività che si svolge all’interno di un edificio, va tenuto presente che ci sono attività per le quali è assolutamente da evitare che la radiazione diretta entri all’interno per non creare fenomeni di abbagliamento a chi svolge attività lavorative che non tollerano tali situazioni. Questo è il motivo per cui, ad esempio, nel caso delle attività produttive è sempre opportuno che la luce arrivi da Nord. Diverse sono invece le necessità di attività dove è importante la resa cromatica per cui sono da favorire ingressi di luce naturale da tutti i lati tranne che da nord.

 

Zona climatica

Parlando di zona climatica ci si riferisce sia all’altezza rispetto al livello del mare sia alla presenza o meno di venti dominanti. Per quanto riguarda il primo aspetto è evidente che il riscaldamento invernale è ancora preponderante rispetto alle esigenze di climatizzazione estiva per cui nel limite del possibile sono da preferire orientamenti E-O per tutti gli edifici. Per quanto riguarda invece il secondo aspetto, come è noto, laddove si ha una situazione di venti dominanti sempre dalla stessa direzione, gli edifici sono sottoposti ad una differenza di pressione tra il lato esposto al vento e quello contrapposto. Questa differenza di pressione si traduce in rientrate di aria esterna non controllata che, soprattutto in inverno, possono rendere inefficace la coibentazione dell’involucro.

 

In sintesi

Concludendo, si è voluto mettere in evidenza come non esista un orientamento ottimale sempre valido ma occorre di volta in volta prendere in considerazione gli aspetti sopra richiamati per poter prendere la decisione che realizzi il miglior compromesso tra tutte le esigenze.

 

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