31 Aug

Polistudio, il mercato... ricostruito mattone su mattone

Oltre la crisi

È a firma di Polistudio la nuova casa di accoglienza Santa Marta di Coriano, voluta dalla Fondazione Marco Simoncelli. I progettisti dell’azienda di Riccione: “La crisi: o la subisci o devi chiederti cosa cambiare. Noi ci siamo posti una domanda: è possibile che il mondo non abbia più bisogno di ingegneri, architetti e geologi? No. Ad essere cambiata è l’esigenza della loro professionalità”

 

La data di apertura è stimata per la primavera del 2017. La vecchia casa di accoglienza Santa Marta di Sant’Andrea in Besanigo (Coriano) verrà demolita questo autunno e al suo posto sorgerà una struttura polivalente per ragazzi svantaggiati e disabili, da 1.200 metri quadrati (nella foto a sinistra). Tutto è nato dall’intuizione di Paolo Simoncelli che grazie alla Fondazione omonima intitolata al figlio Marco, ha raccolto i fondi per la sua realizzazione (oltre 2 milioni di euro da donazioni di famiglie). Il terreno è della Curia di Rimini che ha ceduto il diritto di superficie alla Fondazione Marco Simoncelli per 99 anni.

Non più sparpagliati per il territorio, i giovani utenti potranno trovare raccolti sotto uno stesso tetto piscine riabilitative, palestra, refettorio, casa famiglia, semi-residenza e una grande sala ricreativa. Un centro che potrebbe contenere ogni giorno una trentina di ospiti. Sono ancora da definire le onlus che la prenderanno in gestione; ma l’ingegnere della società Polistudio che ha seguito il progetto, Stefano La Motta, garantisce: “Gli spazi saranno flessibili per contenere attività mutevoli”. Paolo Simoncelli ha scelto di lavorare con lo studio di ingegneria di Riccione che, con spirito di amicizia, ha compreso il valore del progetto ed ha accettato una cifra simbolica per il proprio lavoro.

 

“Mutare pelle”.  La lunga storia del Polistudio di Riccione è da esempio per tutte le aziende del territorio che non sanno come affrontare la crisi e competere con l’estero. Le loro parole d’ordine: “mutare pelle” e “progettazione integrata”. Cosa significano? “La crisi è stata un’occasione per ripensare il nostro lavoro – afferma il presidente Stefano Ferri -. Il mercato è cambiato. I precedenti scenari in cui il lavoro arrivava perché c’era fermento (cooperative e società immobiliari) sono venuti a mancare. Abbiamo iniziato a guardare il mondo e ad affrontare aspetti che prima non pensavamo di dover trattare. Abbiamo puntato sulla riqualificazione dell’esistente, sul tema energetico e della sostenibilità (con standard anche internazionali) in campo edilizio e industriale, sulla specializzazione in nuove tecnologie, rivolgendoci a chi gestisce patrimoni immobiliari e facendo rete con nuovi partner”. La multidisciplinarità è il loro cavallo di battaglia. “Abbiamo sempre organizzato il lavoro in maniera coordinata. Lavorare in modalità integrata (con professionalità diverse all’interno dello stesso studio) nel nostro settore consente di ottimizzare tempi e costi, e garantisce una maggiore qualità del prodotto”. Infrastrutture, impianti, costruzioni, accatastamento…

“Quando un cliente si rivolge a noi, gli offriamo un servizio completo. Curiamo il progetto dalla A alla Z”. Ferri è un giovane presidente, e per lui i giovani sono da sempre una risorsa. “Chi è più avanti con gli anni è un maestro, però il giovane porta con sé l’entusiasmo verso il lavoro che, unito alla sua capacità di apprendere, gli conferiscono una marcia in più”.

La storia. Nei primi anni ‘70 il geometra del Genio Civile Mario Seguiti mise in piedi, nel tempo libero, un piccolo studio per aiutare un amico missionario in Brasile, a cui si unirono presto giovani ingegneri della zona. Da lì si è passati all’edilizia popolare fino agli anni ’80 e al punto di svolta della normativa in materia di affidamento dei lavori pubblici che ha introdotto le “gare”. L’organico salì così a 80 (!) persone, come ricorda l’impiantista Franco Casalboni. Poi è arrivata la crisi immobiliare: “Il mercato locale si è azzerato. Il comparto edilizio della provincia di Rimini è sparito. Sono rimaste solo piccole aziende che si occupano di ristrutturazioni per privati - racconta ancora Casalboni -. Se prima si faceva una programmazione pluriennale del lavoro, ora la si fa trimestrale. Ci siamo ritrovati con una forza lavoro decisamente sovradimensionata, ed è stata molto dura riorganizzare la struttura, arrivando oggi ad un organico (considerando i vari collaboratori) che conta circa 55 persone e, nonostante tutto, lo consideriamo un grande risultato, ottenuto con non pochi sacrifici”.

“La crisi o la si subisce o ci si chiede cosa cambiare. Ci ha guidati un quesito: è possibile che il mondo non abbia più bisogno di ingegneri, architetti, geologi...? No. Ad essere cambiata è l’esigenza della loro professionalità. Era tempo di cambiare il nostro lavoro”. Una legge universale che vale per molti campi, come il turismo. Casalboni è un inguaribile ottimista. “Rispetto a tre anni fa vedo muoversi qualcosa. Il mondo di oggi richiede forti specializzazioni in ogni disciplina. Il nostro obiettivo deve essere quello di raggiungere l’eccellenza in ognuna di quelle che ci competono. Un tempo l’ingegnere era un tuttologo. Oggi ha bisogno di affiancarsi ad altri professionisti, di avvalersi di strumentazioni nuove e di tenersi costantemente aggiornato con la formazione continua”. 

 

Il futuro è a Oriente

In anni in cui l’edilizia italiana fatica a riprendersi e a convertirsi dalla speculazione alla riqualificazione, molte aziende hanno avviato progetti in mercati esteri. Da un po’ di tempo il Polistudio ha messo gli occhi sulla penisola arabica e sta avviando un distaccamento nel Bahrain grazie al quale i suoi progettisti potranno firmare progetti anche in quel paese. “Ci siamo resi conto che lavorare dall’Italia su progetti che abbiamo avviato all’estero non è possibile – afferma l’architetto Stefano Matteoni -. Abbiamo trovato dei partner locali che hanno richiesto la nostra presenza stabile in Bahrain e che hanno deciso di investire in noi fornendoci uffici e alloggi. Ancora è tutto in divenire, ma si stanno creando relazioni commerciali interessanti, anche con partner dell’Arabia Saudita, che porteranno a nuovi incarichi”. Il mercato saudita è ricco e produttivo, però richiede molta preparazione. La concorrenza è spietata. Il livello di qualità delle altre società straniere che stanno cercando di accaparrarsi quella fetta di mercato è elevato. “Siamo neofiti e ci stiamo scontrando in questo momento con una nuova modalità di lavoro, ma è necessario passare per questa cruna dell’ago”. Anche la Nigeria è vista con favore.

“C’è domanda di qualità, soprattutto di progettazione made-in-Italy”. Pur essendo mercati moderni ed innovativi, la qualità italiana del progetto è un biglietto di presentazione che fa ancora gola, un campo su cui non ci si può permettere di retrocedere. Anzi, bisogna investire in ricerca. “Richiedono competenze che qua ancora trascuriamo, come la paesaggistica. Ci stiamo strutturando verso nuovi indirizzi”. Come è possibile, partendo da una realtà di provincia come Riccione, farsi conoscere all’estero? “Non avremmo pensato che lo spirito di squadra sarebbe stato così determinante. Anche l’ultimo arrivato dei dipendenti partecipa agli obiettivi di tutto il gruppo. Lavorare all’estero è per noi un motivo di orgoglio aziendale. Il nostro è uno studio di provincia nato per successive aggregazioni adattandosi alle esigenze dei clienti, ed è stata questa flessibilità la fortuna del nostro studio”.

Una fortuna che ha condotto alla realizzazione di una galleria sotterranea per i test su componenti aeronautiche all’interno dell’ex fabbrica di aeroplani Caproni di Predappio. Un progetto sviluppato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna e uno spazio in cui lavorano scienziati europei ed americani. 


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