27 Apr

Una clinica ospedaliera d'eccellenza

di arch. Domenico La Gioia

Questa esperienza, nata dalla richiesta di progettare una clinica ospedaliera di eccellenza dedicata alla riabilitazione fisica ortopedica post operatoria, si è posta l’obiettivo di elaborare un modello di edificio ospedaliero replicabile, cioè che potesse adattarsi a diverse condizioni di localizzazione, di dimensioni e probabilmente anche di programma funzionale.


Non è stato dunque definito un edificio specifico, ma piuttosto un vero e proprio prototipo, da sintetizzare in un sistema generativo, capace di produrre un risultato flessibile  che, adattandosi alle diverse condizioni fisiche al contorno, non perdesse la propria identità formale e funzionale.


Abbiamo tratto ispirazione dalla biologia e in particolare dalla struttura cellulare del tessuto osseo, traendone un riferimento concettuale e formale per il nostro progetto.

 

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Le strutture biologiche hanno la caratteristica di combinare fino a fonderli, l’aspetto logico-funzionale e quello estetico-formale. Nelle strutture biologiche la forma è sempre il risultato dell’ottimizzazione dei processi funzionali e fisiologici che coinvolgono l’organismo e  ne definiscono l’aspetto.


Pertanto la forma “organica”, intesa nel senso profondo del termine è sempre una forma funzionale.


Nelle strutture ossee, la disposizione delle cellule che costituiscono i tessuti formano strutture caratterizzati dalla ripetizione di pattern microscopici di pieni e vuoti, che rendono le ossa rigide, resistenti, e allo stesso tempo leggere.

 

 

Lo stesso avviene nelle formazioni coralline, dove lo sviluppo ramificato dell’organismo consente a questo il contatto ottimale con l’acqua e lo svolgimento dei processi necessari alla sua nutrizione.

Il progetto, riproducendo la logica delle strutture ossee, ne ha riproposto il sistema aggregativo, dove la cellula, elemento unitario replicato, contiene in se la logica dell’intero sistema.

L’elemento base, nel nostro caso, è un edificio ramificato formato da 3 bracci, a formare una Y. I tre bracci, di dimensioni uguali fra loro si diramano da un punto centrale, che costituisce il centro del cerchio in cui l’elemento è inscritto.

 

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Ogni terminazione dei bracci rappresenta un potenziale punto di aggancio tra la prima cellula-edificio e una seconda, che in funzione della sua dimensione ed orientamento articola la geometria dell’insieme.

L’aggregazione di diversi elementi base (cellula-edificio), consente di ottenere geometrie aperte, in forma ramificata, che permettono un maggiore ingresso della luce naturale così come un rapporto più diretto con il paesaggio circostante.

Moltiplicando il numero degli elementi, è possibile costruire anche cortili chiusi che facilitano l’organizzazione degli spazi interni.

Dal punto di vista della circolazione ogni cellula è caratterizzata da una dimensione variabile dei bracci, ma sempre di lunghezza inferiore ai 30 m. In questo modo si facilita il funzionamento della circolazione interna, con i corpi scala collocati sulle testate, semplificando così anche i percorsi di fuga, collocando il core degli ascensori al centro degli snodi, in modo da ottimizzare i flussi di circolazione. 

Unendo una cellula con l’atra il numero dei copri scala per cellula può essere ridotto, in quanto due cellule interconnesse possono condividere la scala collocata nel punto di connessione.

Seguendo questa logica aggregativa, qualunque sia la geometria finale dell’edificio, il sistema dei percorsi e delle vie d’esodo risulta automaticamente risolto.

Nel nostro caso abbiamo scelto di sviluppare un modello progettuale piuttosto estensivo, costituito da edifici di tre piani di altezza, con un forte rapporto con il contesto esterno ed uno sfruttamento elevato della luce naturale.

Progetto in collaborazione con arch. Nicola Lombardi e con Saporiti Italia Spa. Scopri il progetto

 

 


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